Innovazione
Perché il surplus civico è il futuro della politica
4 ottobre 2022 · 2 min di lettura

Siamo stati abituati a pensare che la democrazia si limiti a un singolo minuto. Quello in cui, nella solitudine dell'urna, mettiamo una X su una scheda per dare il nostro assenso al sistema.
Io credo invece che la democrazia sia molto altro.
Sia l'insieme di quei miliardi di minuti, che precedono e seguono il momento del voto, e che milioni di persone possono convogliare, grazie ad architetture digitali adatte, nel generare una nuova e sorprendente influenza sociale sul sistema.
Il futuro della politica si giocherà su questo surplus civico, ossia sul patrimonio di opportunità che sarà generato dalla connessione di tempo, competenze e persone attraverso gli ecosistemi digitali.
Siamo entrati già da tempo in questo nuovo paradigma, la chiamano platform society, ma è arrivato il momento di iniziare a immaginare il modo in cui queste piattaforme digitali aperte, sicure e trasparenti possano estrarre valore dalla collaborazione di milioni di persone, con lo scopo di consentire a queste ultime di assumere un autentico ruolo di guida e di pressione sociale, da fuori le istituzioni, nell'esercizio dei propri diritti.
Dare il controllo della penna, tutti i giorni e a tutti i cittadini, era la missione di Gianroberto Casaleggio: per questo ideò la piattaforma Rousseau.
E per questo, dopo la sua improvvisa e prematura scomparsa, io decisi di realizzare «Rousseau».
Ma oggi siamo di fronte a un inedito ed eccitante universo di possibilità di cui con Rousseau abbiamo visto solo l'alba. E l'esperienza che abbiamo vissuto, tra errori e illuminazioni, è la forza più grande che abbiamo.
Perché ci ha regalato la consapevolezza che la democrazia non è ciò che ci viene gentilmente concesso, ma è tutto ciò che non abbiamo ancora preteso.
Ed è arrivato il giorno di iniziare a pretenderlo.